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La morte e l’impossibile rinascita !!! Novembre 18, 2007

Archiviato in: Senza Categoria — kadiuken @ 3:35 pm

La morte.

Spesso parlare di morte e rinascita è scontato e sembra banale ma certe volte capisco cosa significa.

Se voglio iniziare una nuova vita da leone e adesso sono una pecora, non è facile.

Ci vuole una grossa intenzione nel morire. se decido di diventare leone devo congedarmi dai miei vecchi amici e nemici, da tutti. devo spendere metà del tempo a salutare tutto quello che in questa vita non mi piace e comunicare che sto lasciando il mio vecchio corpo di pecora per divenire leone. La rinascita non è possibile. Non si puo desiderare una nuova vita. Si puo però andare in contro alla morte. Non un suicidio solitario ma una morte premeditata, studiata, condivisa, partecipata. Una morte in cui si lascia un paniere senza più pane no per scappare da un paniere pieno di roba marcia.

E’ letteralmente impossibile comprare il buono. L’unica strategia è congedarsi da tutto. Svuotare il sacco. Svuotarsi di tutte le ipocrisie. Come fosse il pentimento cristiano sul letto di morte. Come fosse l’ultima possibilità di godere di un ultimo respiro !

 

One Response to “La morte e l’impossibile rinascita !!!”

  1. andrea Says:

    “nel mito mongolo della creazione del mondo la capriola e il cane selvatico s’incontrano, due creature dall’indole diversa:in natura, il cane selvatico uccide la capriola per cibarsi.Nel mito mongolo comprendono che uno ha bisogno della qualità dell’altro per sopravvivere in un ambiente ostile e così devono unirsi.
    per far questo prima devono imparare ad amare, e per amare è necessario che siano più di quello che sono, altrimenti non potranno mai convivere, con il passare del tempo il cane selvaticocomincia ad accetare che il proprio instinto sempre concentrato sulla lotta per la sopravvivenza, adesso serva ad uno scopo più grande, incontrare qualcuno con cui ricostruire il mondo.

    La mia storia è incentrata sull’amore:
    una mattina un contadino busso energicamente all’uscio di un convento, e quando il frate portinaio aprì, li porse un magnifico grappolo d’uva.
    “Ciao frate portinaio, questa è l’uva più bella prodotta dal mio vigneto.E sono venuto qui per regalarvela”
    “grazie, la consegnerò subito all’abate che sarà felice di quest’offerta”
    “NO! io l’ho portata per voi!”
    “per me?Io non merito un dono della natura così bello!”
    “ogni volta che avete bussato al portone, voi avete aperto, quando ho avuto bisogno perchè il raccolto era andato distrutto a causa della siccità, voi mi avete dato un pezzo di pane e un bicchiere di vino,tutti i giorni, desidero che questo grappolo d’uva vi rechi un po dell’amore del sole , la bellezzaq della pioggia e il miracolo di Dio”
    “il frratello portinaio prese il grappolo davanti a se e passò tutta la mattina ad ammirarlo:era vermante bello:
    per questo decise di portarlo il dono all’Abate, che lo aveva sempre incoraggiato con le sue saggie parole.
    l’Abate fu assai contento di quel regalo, ma si ricordò che nel convento c’era un fratello malato e pensò “gli darò questo grappolo d’uva.Chissà che non arrechi un po’ di gioia nella sua vita”
    Ma quell’uva non rimase a lungoi nella cella del frate ammalato, perchè qesti di disse “il fratello cuoco si è preso cura di me, nutrendomi con i piatti migliori.Sono sicuro che quest’uva lo renderà molto felice”Quando all’ora di pranzo il frate cuoco si presentò con il pranzo, gli consegnò il grappolo.
    “è per voi, perchè vivete in contatto con i prodotti che la natura ci offre,saprete cosa farne di quest’opera di dio.”
    il frate cuoco rimase affascinato dalla bellezza del grappolo e fece notare al suo aiutante la perfezione degli acini.Erano talmente perfetti che nessuno avrebbe potuto apprezzarli meglio del frate sacrestano, il responsabile del santissimo sacramento, che molti nel monastero consideravano un sant’uomo.
    “il fratello sacrestano, a sua volta donò l’uva al novizio più giovane, dimidochè questi potesse comprendere che l’opera di dio risiede nei minimi dettagli della creazione.
    Quando il novizio la ricevette, il suo cuore si riempì della gloria del signore, perchè non aveva mai visto un grappolo così bello.
    Ma, nel medesimo instante, si ricordò della prima volta che era venuto al monastero e di chi gli aveva aperto l’uscio.
    Era stato quel gesto che gli aveva permesso di trovarsi adesso nella comunità di quegl’uominiche sapevano aprezzare i miracoli.
    Così poco prima di calare la sera egli portò il grappolo d’uva al frate portinaio.
    “Mangiate e rallegratevi!” disse “Perchè voi passate la maggior parte del tempo qui da solo, e quest’uva vi fara molto bene”
    Il frate portinaio capì allora che quel regalo era vermante destinato a lui;assoporò ogni acino di quel grappolo e si addormentò felica.In questo modo il circolo si chiuse:un circolo di felicità e gioia che si estende sempore intorno a chi è in contatto con l’energia dell’amore.


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